L'identità

Lungo l’ansa dell’Arno che si snoda dalla pescaia dell’Arte della Lana fino alla pieve di San Giovanni a Remole alla confluenza del torrente delle Sieci, ebbe origine il primo impianto dell’ormai fatiscente fabbrica abbandonata delle ex ceramiche Brunelleschi, che ha da sempre rappresentato la realtà produttiva più radicata nel tessuto sociale delle Sieci. 

La prima testimonianza di una Fornace collegata alla tenuta degli Albizi di Poggio a Remole, famiglia nobiliare proprietaria della maggior parte dei terreni adiacenti alla cittadina, risale all’anno 1774.

Negli anni a venire con lo spostamento della capitale del Regno di Italia a Firenze la fornace ha un importante periodo nella produzione di laterizi pur rimanendo strettamente collegata alla fattoria.

 La linea ferroviaria Firenze-Arezzo, inaugurata nel 1862 cinge l’area delle fornaci a Nord che se da un lato chiude ogni possibilità di sviluppo all’esterno isolandola dal paese, dall’altra parte costituirà nel tempo un supporto di grande importanza per la diffusione del prodotto e del trasporto su tutto il territorio italiano. Alla fine dell’800 la fornace raddoppia la sua produzione, mentre il periodo di massimo sviluppo risale agli anni venti del novecento arrivando a contare la presenza di quattrocento dipendenti. 

In seguito alla crisi economica che investe il paese dopo il primo conflitto mondiale il complesso produttivo attua una riconversione che porta allo spegnimento del vecchio forno situato nel nucleo antico e avvia la produzione di gres porcellanato.

 La ristrutturazione portata a termine nel 1955, comporta la costruzione di nuovi capannoni all’interno dei quali il nuovo forno elettrico a tunnel viene collocato, aumentando esponenzialmente la produzione. Si arriva quindi al 1976 quando si registra una forte crisi del mercato del gres tale da indirizzare la proprietà verso una profonda riconversione aziendale. In questo momento interviene la società “Ceramiche Brunelleschi” che riorganizzando il vecchio impianto inizia la produzione del cotto forte smaltato. Lo spostamento del ciclo produttivo dei nuovi capannoni costruiti nel secondo dopoguerra ha comportato l’abbandono delle fornaci storiche, con conseguente loro progressivo deterioramento fino alla loro completa inagibilità. A seguito di una forte crisi la fabbrica chiude definitivamente nel 2012 portando il complesso ad un lento degrado fino alla totale fatiscenza dei giorni nostri.

La fabbrica simbolo e monumento crocevia sulla valle delle Sieci, porta di accesso a tutto il Valdarno è in attesa di una soluzione congrua agli alti caratteri architettonici e paesaggistici  che compongono il “Genius loci” di tale identità. Osservando il sito si può chiaramente notare come l’area venga di fatto isolata dal resto della cittadina trovandosi interclusa tra la strada carrabile e la ferrovia che, in concomitanza con l’eccessiva saturazione e cementificazione degli spazi, aveva di fatto interrotto quel rapporto di accessibilità e visibilità che vi era tra la sponda del fiume da una parte e il sistema collinare dall’altra.

 Il corridoio ecologico e la relazione con il fiume che aveva caratterizzato da sempre l’area si interrompe bruscamente non trovando un adeguata continuità e valorizzazione. Inoltre a causa di uno squilibrio dei flussi veicolari tra l’asse Firenze-Pontassieve e quello diretto a Nord verso il piccolo paese di Molino del Piano, questo snodo crea una notevole quantità di traffico soprattutto nelle ore di punta. Il progetto complessivo trova il suo sviluppo affrontando e mettendo in relazione il paesaggio, la cittadina e l’architettura esistente.

 Gli interventi prevedono la modifica della rete viaria locale, la riconnessione dei corridoi ecologici attraverso un parco fluviale e l’intervento architettonico composto dal recupero degli edifici storici della fornace e dei nuovi insediamenti.

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